Ci avete fatto caso?

 

Quando parliamo di digitale spesso sembriamo riferirci a qualcosa di invisibile, intangibile, che opera senza l’ausilio di supporti materiali e senza nessun effetto concreto sulla Natura.

 

Dimentichiamo che la Rete eroga i propri servizi attraverso pc, tablet, smartphone, dispositivi fisici la cui sola attività ed esistenza hanno, lo dicono i dati, un impatto non indifferente, o comunque molto maggiore di quanto non si pensi, sull’ ecosistema.

 

Secondo il report dell’Oeko Institute, infatti, nel ciclo di vita di notebook, smartphone e tablet, solo la fase di produzione, compresa l’acquisizione di materie prime, conta per circa l’85% dell’esaurimento di materiali grezzi necessari alla produzione stessa.

 

Ingenerale, alle tecnologie informatiche è addebitabile circa il 4% delle emissioni di Co2 globali; i data center, inoltre, secondo il Sole 24 Ore, consumano dalle 10 alle 50 volte più energia per metro quadrato rispetto ad un ufficio tradizionale determinando così, da soli, l’1% della domanda mondiale di energia.

 

Diversi e notevoli sono anche gli impatti sulla biodiversità e sul consumo di acqua, generati dai processi di produzione degli hardware e dovuti a rilascio di metalli pesanti, fumi tossici, materiali acidi, estrazioni di materie prime, procedure non appropriate di riciclo e smaltimento.

 

Perciò, non è che dovunque passi il digitale, diciamo così, la connessione cresca e l’erba non più (tipo Attila), ma certamente, in termini di inquinamento, la digitalizzazione ha un costo; forse non paragonabile a quello auto e industrie, ma ce l’ha.

 

Che fare, dunque?

 

Secondo gli esperti sarà cruciale l’introduzione dei sistemi 5G.

 

Le previsioni di consumo energetico sono fino a 1,5volte tanto rispetto ad oggi, con relativi aumenti nelle bollette, il che potrebbe rivelarsi particolarmente problematico per quelle economie che ancora dipendono dalle emissioni di combustibili fossili e nelle aree rurali dove scarsa è la densità di celle a corto raggio necessarie al suo funzionamento.

 

D’altra parte, si avrebbe una riduzione delle emissioni di carbonio e, nella produzione industriale, del consumo di energia per l’illuminazione e il raffreddamento delle aree adibite all’immagazzinamento e quindi anche una riduzione di queste ultime.

 

Questo a lungo termine, però. A livello di comportamenti individuali, per il qui e ora, forse basterebbe preferire l’usato ricondizionato al nuovo di zecca, evitare di lasciare i propri dispositivi in stand by e i caricabatterie, in funzione o meno che siano, nelle prese e ridurre, per quanto possibile, la mole giornaliera di e-mail da scambiare.

 

Un argomento così complesso, chiaramente, necessiterebbe di approfondimenti molto più ampi e specifici volti a sviscerarne ogni sfaccettatura; ne faremo, statene certi. Per oggi ci limitiamo ad una sorta di cappello che, per quanto introduttivo, ci auguriamo sia utile a richiamare la vostra attenzione verso un tema, ripetiamo, solo apparentemente scontato.

 

Anche perché…mmh…qualcosa ci dice che anche noi dobbiamo aver consumato abbastanza, per oggi: meglio chiudere qui.