I computer, nonostante tutto, sono ancora lenti? Non è una domanda banale, se è vero che ormai da tempo, soprattutto all’estero, si parla di (e si lavora col) Quantum Computing.

 

Ecco, appunto: perché se ne parla (e non solo)? Vogliamo dire, per quali motivi i computer quantistici sarebbero più veloci?

 

Non siamo esperti di teoria dei quanti, ma per quanto riguarda le sue applicazioni in ambito informatico a voi (e a noi) basti sapere questo:

 

l’elaborazione elettronica tradizionale, fondata sul sistema binario per cui ogni bit vale o 1 o 0 ma non entrambi nello stesso momento, consente “solo” di eseguire calcoli in sequenza, con il risultato di poter trovare al massimo una soluzione ad un singolo problema;

 

l’elaborazione quantistica, invece, che si basa su un tipo di progressione matematica diversa detta sovrapposizione di stati, e sui qubit, ognuno dei quali può valere al contempo sia 1 che 0 e può contenere una quantità di informazioni molto superiore rispetto a un bit classico, permette di eseguire molti calcoli contemporaneamente e di conseguenza di processare un maggior numero di possibili soluzioni.

 

Questo tipo di informatica aiuterebbe, tra l’altro:

 

·      a mappare le molecole, analizzare i diversi modi in cui si dispongono o sperimentarne e testarne di nuovi per la creazione di farmaci;

 

·      a adottare contromisure efficaci alle cyber-minacce tramite la crittografia, potendo lavorare a grande velocità e in poco tempo sulla mole sterminata di dati ricavati dopo ogni attacco subito dalle reti;

 

·      o, ancora, per lo stesso motivo, ma stavolta con l’ausilio dei dati biometrici, a favorire la diffusione e l’efficacia dei sistemi di riconoscimento;

 

·      nel settore finanziario, a rilevare tempestivamente instabilità di mercato e di conseguenza sviluppare strategie di trading efficaci;

 

·      oppure, in quello dei trasporti e della supply chain, a ottimizzare le reti di ricarica elettrica, gestire il traffico, monitorare i veicoli a guida autonoma;

 

e così via.

 

Come siamo messi in Italia? Beh, a dire il vero qualcosa si sta muovendo.          

 

A metà novembre 2021, IBM ha annunciato di aver superato i 100 qubits nella costruzione di Eagle, un microprocessore per computer quantistici, destinato comunque, secondo le previsioni, ad arrivare a 433 qubits, per poi venire sostituito da Condor, che mira a sfondare addirittura i 1000 qubits.

 

Secondo quanto riporta il sito zerounoweb.it, inoltre, già dal 2019-2020 Intesa San Paolo starebbe lavorando a una “QuantumWork Force” attraverso la diffusione delle nuove conoscenze all’interno dell’ambiente di lavoro, così da coinvolgere e riqualificare il maggior numero possibile di ruoli e cariche (data scientist, ML e software engineer), e lo stesso sta facendo il gruppo Generali;

 

il green data center ENI sito a Ferrera Erbognone (PV) fin dal 2017 ha avviato sperimentazioni con QC realizzando un prototipo di quantum annealer (un dispositivo che sfrutta la fisica e la meccanica quantistica per trovare la migliore soluzione tra le tante fattibili dove le variabili siano discrete) basato su D-Wave (il sistema scelto da NASA e Google) e, in collaborazione con l’Università di Pavia, sviluppato un applicativo quantum machine learning;

 

Enel sta adottando un approccio QC all’ottimizzazione della attività di gestione e manutenzione della Rete, il che ha portato alla nascita di una community interna e alla formazione sia di data scientist interni che di neoassunti;

 

infine, il PNRR, in accordo con la Comunità Europea, ha permesso di investire circa 320 milioni di euro nella creazione, annunciata a luglio 2022 e prevista in circa 3 anni, del Centro Nazionale di Ricerca in High Performance Computing, Big Data e Quantum Computing, che dovrebbe sorgere nella cittadella del Tecnopolo di Bologna e raggruppare circa 50 tra aziende ed enti pubblici.

 

Si tratta di piccoli passi, certo. Apparentemente.

 

Ma come già abbiamo avuto modo di dire, ciò che all’estero è acqua calda da noi è una novità assoluta, quindi in realtà, se ci pensiamo bene, sono balzi da gigante: e non dimentichiamo che con quelli che sembravano solo dei piccoli passi un tizio, un giorno, è sbarcato sulla Luna…