Nessuno si crea, nessuno si distrugge, tutti si trasformano: i blog, intendiamo.

 

Nonostante, infatti, l’utilizzo del blogging come strumento di diffusione di contenuti sia un fenomeno pre-social media, non è affatto caduto in disuso, ma semplicemente si è evoluto.

 

Se un tempo i blog erano soprattutto “personali”, ovvero mezzi per coltivare e condividere con altri utenti passioni, opinioni e interessi propri, oggigiorno continuano ad esistere, ma a “tirare” di più sono quelli che vengono aperti appositamente dalle aziende per diventare parti attive di funnel di vendita o generazione di lead.

 

Il gestore/autore, cioè, può usufruire di uno spazio libero in cui approfondire argomenti interessanti non più solo per una ristretta cerchia di suoi “simili”, come un tempo, ma anche per un vero e proprio target di riferimento.

 

Così facendo, fornisce informazioni utili gratis (a differenza del puro marketing a pagamento) e senza timori di censure per opera di terzi (a differenza che nei social), dimostrando la propria competenza in materia e allo stesso tempo quella di tutta l’azienda, accrescendone la reputazione, la credibilità, il seguito e, in modo indiretto, anche le vendite.

 

Il successo di questa operazione, però, non dipende più soltanto dalla componente di scrittura, ma è il risultato degli sforzi congiunti di più soggetti (sviluppatori, programmatori, social media manager), tutti finalizzati alla costruzione del Personal Brand dell’azienda.

 

Occorre scegliere con cura per il blog il nome dominio (nickname o ragione sociale) che deve essere allo stesso tempo originale e perfettamente rispecchiante le finalità, oltre che analizzare età, sesso, interessi, provenienza geografica, redditi di chi effettivamente visita il sito e acquista i prodotti (buyer persona) per giungere ad un identikit più preciso del target cui rivolgersi.

 

Bisogna poi ottimizzarlo in chiave SEO, inserendo nei testi keywords efficaci e impostandone il tone of voice secondo il cosiddetto schema PAS (Problem, Agitate, Solve), per cui si fa leva su un problema molto sentito dall’utente e sull’esigenza che ha di seguire i nostri consigli ed acquistare i nostri prodotti per risolverlo, ed espandersi su più canali (podcast, newsletter, social, etc.) che si supportino a vicenda, condividendo e diffondendo i rispettivi contenuti per aumentare il numero di visite dei follower.

 

Le statistiche del sito di Top Google aggiornate al 2023 dicono, tra l’altro, che:

 

 

·       L’86% dei content marketer fa uso di post blog;

 

·       Il 77% degli utenti li utilizza come fonte primaria di informazioni;

 

·       Le aziende che utilizzano un blog generano il doppio del traffico e-mail e il 67% in più di lead mensili;

 

·       1-2% è il tasso medio di conversione da visita a lead di un blog.

 

 

Quindi possiamo rallegrarci? Un attimo: da grandi talenti derivano grandi responsabilità. Non saremo molto originali scrivendolo, ma quantomeno siamo giusti. Il sito, infatti, riporta anche che:

 

 

·       La qualità dei contenuti è il più importante fattore di successo del blog;

 

·       Il 22% dei blogger pubblica 2-3volte alla settimana;

 

·       La lunghezza ideale di un post su un blog (per la SEO) è di 2.100-2.400 parole, ci vogliono almeno 2-3 ore per scriverlo e l’83% dei blogger fa ancora ricerche per keywords;

 

·       Il lettore medio trascorre in media appena 37 secondi a leggere un post su un blog.

 

 

Il messaggio è chiaro: la concorrenza è alta, la soglia di attenzione dell’utente-tipo è molto bassa e tutto quello che abbiamo per fare in modo che il tempo di lettura dei contenuti e l’engagement all’interno del funnel salgano, oltre agli strumenti e alle strategie più eminentemente tecnici, è la creatività. Per cui, all’opera!

 

Concludiamo accennando al fatto che la crisi di Meta degli ultimi anni sta facendo sì che molti, nel mondo dell’advertising online, stiano pensando di tornare a privilegiare forme di comunicazione come quella del blog in alternativa a canali che nel frattempo hanno perso terreno.

 

Ma a quest’ultimo punto abbiamo già deciso di dedicare uno dei nostri prossimi editoriali.

 

Per cui, come sempre: stay connected!